Il Giro d’Italia è fatto di storie e Jesi è pronta a raccontarvela

JESI – “Lasciatelo com’è questo Giro provinciale e festoso: lo sport di un popolo che, nella corsa verso il progresso meccanico, è rimasto alla bicicletta, tappa intermedia fra il cavallo e l’automobile, ritrovato artigiano e imbracatura di famiglia”. Indro Montanelli aveva ragione. Sullo sfondo, il ciclismo è sempre lo sport delle persone, emotivo e viscerale come un urlo sulla strada, come un nervoso scatto a pochi chilometri dal traguardo. Eccoci quindi, attesa del colpo di pedale decisivo, per raccontarvi il Gran Galà Jesi Città di tappa, evento per la presentazione del 10° tappa del Giro d’Italia 2022in programma il prossimo 17 anni.

L’evento ei protagonisti

Il ricordo vive ed immortale di Michele Scarponi ha fatto da trait d’union tra passato e presente della corsa rosa. Testimonianze, racconti e aneddoti hanno scandito le oltre due ore dell’evento, condotto magistralmente da Andrea Carloni. A fargli da gregario a volto che Jesi ha cercato di incontrare molto bene, quello di Marino Bartoletti. Se parlo un po’ della tappa (196 chilometri da Pescara a Jesi) e tanto del valore di cui il Giro d’Italia è un sano vettore. Meglio così mi viene da dire. Il suo palco se sono alternato dalle istituzioni, lo presento con il fiduciario di Jesi Massimo Bacci e l’Assessore allo sport del Comune di Pescara Patrizia Martelli. Dalla Regione sono intervenuti gli assessori regionali Giorgia Latini e Guido Castelli; Per questo Maurizio Dellabella, presidente del Club Scherma di Jesi, al quale il Comune ha conferito l’onorificenza di Ambasciatore di Jesi nel Mondo. L’olimpionica Elisa Di Francisca ha incantato il pubblico con la sua contagiosa simpatia, non ferendo la sua Valentina Vezzali con una battuta (due non si sono mai amate).

La chiacchierata tra Marino Bartoletti, l’impeccabile Alessandra De Stefano (direttore di Rai Sport), l’ex campione Stefano Garzelli e il ct della Nazionale Daniele Bennati sono nel punto più alto della serata. Se la storia del Giro ebbe inizio, iniziò nel lontano 1909, passando per mai tossico dualismo attraverso Coppi e Bartali, il dominio totalizzante del cannibale Eddy Merckx, fino al ciclismo moderno, quello di Pantani, di Basso, Salvoldelli, Garzelli , appuntamento Scarponi e Nibali. Storie di vita, perchè come forse nessun altro sport il ciclismo è fatto di uomini, di quelli che conosciamo agni giorno, di gente comune, di tutti noi. Un’eterna sfida contro i propri limiti, dove l’ordine di arrivo a volte può diventare secondaria, declassato a mera statistica. Lo dice anche Gino Paoli nel suo eterno omaggio a Fausto Coppi: “la sorte è muta e bianca e non cambia mai”.

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