Federer, Nadal, Djokovic: chi c’era prima di loro?

Come eravamo, con quasi vent’anni di meno? Chi c’era al vertex, nell’anno 2003, prima stagione dell’epoca Big 3 e al contempo ultima dedicata agli altri, diciamo così, comuni mortali? Gli domando se lo presento con una certa urgenza, oggi, quando per la prima volta da allora non ritroviamo nessuno dei tre che hanno cambiato la storia del tennis – Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic – al primo posto per merito della classifica ATP, occupata dal russo Daniil Medvedev (numero 1) e dal russo Alexander Zverev (numero 2).

L’anello di congiunzione è lui, Sua Maestà Roger, che 19 anni fa era numero 3 e stava per fare il passo verso la seconda piazza, intermezzo verso il regno che di lì a poco si sarebbe instaurato. Per il resto, invece, parliamo di nove giocatori che hanno abbandonato da tanti anni l’attività. Chi – vieni Andre Agassi – nel 2006, chi nel 2012, riferiva a questa parte almeno un decennio all’anno. Giusto per rendere l’idea di cosa hanno saputo unirò quei tre fenomeni che insieme mettono in conto 62 tornei del Grande Slam.

Andy Roddick era il numero 1, seguito da Juan Carlos Ferrero, Roger Federer, Guillermo Coria, Andre Agassi, Rainer Schuettler, Carlos Moya, David Nalbandian, Mark Philippoussis e Sebastien Grosjean. E siccome molti degli appassionati più giovani, arrivati ​​a questo punto, potrebbero legittimamente non conoscere alcuni di questi nomi, è il caso di rinfrescare un po’ di memoria. Roddick è arrivato a uno Slam, il suo, nel 2003, agli Us Open di New York. Fu un grande battitore con una diretta fulminante e un così rovescio, eppure arrivò al numero 1, ultimo degli umani prima dell’avvento dei tre marziani.

Anche Ferrero è venuto a suonare la vetta della classifica, giusto prima dell’americano. Ora conosco da molto tempo (per un brevissimo periodo) l’allenatore di Sascha Zverev, ma non so per certo che attualmente sia visto come il potenziale dominatore del dominio, Carlos Alcaraz. Quando sono arrivato al Tour, Ferrero ha impressionato per la sua capacità di avere un alto bottom rate, circondando soprattutto il punto giusto. Ma al comando ci rima solo per un paio di mesi. All’epoca nacque Alcaraz e Juan Carlos probabilmente non pensava che sarebbe stato un futuro allenatore.

Guillermo Coria era ancora più terraiolo di Ferrero, il chiamavano ‘El mago’ perché con la palla faceva un po’ quello che voleva. Almeno sul rosso, almeno quando era in giornata. Perché quando lo indossa, per qualsiasi motivo, se si spegne, allora il piccolo argentina diventava vulnerabile. Oggi nel Tour c’è Federico, che di Guillermo è il fratello più piccoloma con molto meno talento. Andre Agassi, dopo tutti i primi 10 allora, è quello che ha meno bisogno di presentazionianche grazie a quel capolavoro di libro – Aprire – che ormai è ben conosciuto da ogni appassionato che si rispetti.

Ci sarebbe da spiegare molto, anzi, in merito al numero 6 dell’epoca, Rainer Schuettler, tedesco di Korback, classe 1976, pochissimo in apparenza e in grado di raccogliere il massimo dal suo potenziale. Schuettler era l’emblema del lavoro, tanto meno del talento. Eppure non era in molti per evitarlo, durante un torneo, una volta prima dei campioni di prima fascia. Carlos Moya è invece stato tra gli spagnoli più eclettici della sua generazione, una vera ispirazione per chi sarebbe arrivato dopo di lui, Rafael Nadal compreso. Nato a Palma di Maiorca, sono arrivato al Roland Garros e ho conquistato il primo posto nella classifica ATP, ma solo per due settecento. Peggio di lui, solo Pat Rafter.

Come Moya è oggi l’allenatore di Rafael Nadal, perché David Nalbandian è all’angolo Serbo Miomir Kecmanovic, che pare stia portando parecchio giovamento dalle cure dell’ex top 10 argentina. Nalbandian – non sempre in carrier così attento alla propria fisica – è considerato tra i più forti che non hanno mai vinto uno Slam. E in effetti vedere far impazzire tutti i migliori con i suoi angoli e il suo tennis fatto di tigre puro was a piacere per gli occhi. È uno di quelli che ha vinto contro Roger Federer: ha girato i suoi 19 testa a testa.

Avere anche un grande talento Mark Philippoussis, australiano dal carattere e dal fisico fragile che è persona per sventura e troppi sbandamenti. Quando era la luna buona, tuttavia, i suoi servizi facevano paura. Forza di sparare come in ai rivali, sul faccia veloce si prendeva pure qualche fischio (immerito) dal pubblico. Infine completerò la top 10 di novembre 2003 da francese che è un ottimo colpitore: Sebastien Grosjean ha giocato il quarto grandino mondialecontinuando la sua attività nel tennis come allenatore (per via di Richard Gasquet) e persino come capitano della France di Davis.

Mente per l’ultima volta che uno dei Big 3 non è stato il primo a causa della classifica ATP, Carlos Alcaraz e Holger Rune hanno 6 mesi, Jannik Sinner 2 anni e 3 mesi. E non è che attuali altri campioni erano molto più grandi: Daniil Medvedev e Matteo Berrettini avevano 7 anni, Stefanos Tsitsipas 5, Felix Auger-Aliassime 3.

Quel 2003, secondo l’approvazione di Federer all’Olimpo, è stato migliore che mai prima che Rafael Nadal e Novak Djokovic prestassero servizio altre volte. Rafa è entrato per la prima volta dopo la top 10 il 25 aprile 2005, per scattare nei primi 2 il 25 luglio di quest’anno e raggiungere per la vetta il 18 agosto 2008. Per il serbo, i tempi sono stati più lunghi: Nole approdò fra i migliori dal 10 al 19 marzo 2007, ma uscirò al numero 2 il primo giorno di febbraio 2010. Per il numero 1, doveva aspettare il 4 luglio del 2011. Sembra tardi, rispetto a quel 2003, ma da allora sono passati undici anni. E Nole è ancora lì, a cercare di riprendersi la poltrona di leader.

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