Marta Cavalli: “Il Ventoux ti opprime ma l’ho domato con la testa”

La cremonese è la primadonna a vincere nel paesaggio lunare del monte Petrarca: “Devi sali con rispetto”

Per settant’anni il Gigante ha aspettato l’arrivo dei ciclisti. Il primo ritorno fu il 22 luglio 1951 (17° prova del Tour, Montpellier-Avignone: 1° Bobet), l’ultimo anno dopo una doppia salita (11° prova, Sorges-Malaucene, e vittoria di Van Aert). Il Mont Ventoux, la montagna che iniziò nell’aprile del 1336 fu scalata in 48 ore da Francesco Petrarca, presenta sempre una montagna molto difficile per ogni ciclista. Nel 1967 la morte in corsa di Tom Simpson, stroncato dal broth e dalle anfetamine. Nel 2000 la resurrezione di Marco Pantani trionfa davanti a Lance Armstrong. Adesso è anche per il ciclista. Per la prima volta nella storia, sono stati martellati nel Mont Ventoux Dénivelé Challenge, regaleranno un anno con parte del teatro romano di Vaison la Romaine e arriveranno lassù, al ritmo di 1893 metri dopo 100 km. Entrerò nella storia di Marta Cavalli, 24enne di Formigara (Cremona), che ama rifugiarsi quando non è impegnata con il ciclismo.

Cavalli, è la prima donna a tamare il Ventoux per una victoría che passerà alla storia. Cos’ha provato?

“Ho visto questa montagna solo in televisione. Il mio Ricordo Froome correrà a piedi con la bici rotta, in mezzo alla gente. Qualcosa di fantastico, unico. Alla partenza ero emozionata, provavo timore e rispetto per quella montagna so much iconic. One sforzo fisico ma soprattutto mentale. Ho visto il top ma non la raggiungi mai, poi il vento e il sole che non danno tregua”.

La prima donna sul Ventoux, quasi mangia la prima donna sulla Luna?

“Beh, un po’ ricco. Dammi l’idea se stai guardando in uno spazio aperto, è al sole, spoglia. Una serpentina che esce ininterrottamente con l’ultimo chilometro che non finisce più.”

Tre delle cinque vittorie da pro’ sono arrivate quest’anno. Perché cambiare?

“La victoria all’Amstel Gold Race e la Freccia-Vallone mi hanno da quella tranquillità che prima non avevo. Ho rotto il ghiaccio”.

Due classiche e la corsa sul Ventoux. Cosa è più colpito?

“Sul Monte Calvo ho vinto ma non era una gara World Tour e il parco partenti non era del primo piano. L’Amstel è stato un succes più tattico perché sono stata brava a surpresi gli avversari. La vittoria più bella è stata la Freccia Vallone Una dimostrazione di forza che mi è stato permesso di salire e superare un campione del calibro di Annemiek Van Vleuten”.

Quello di martedì è un successo da festeggiare in cucina, la sua grande passione.

“Domani (oggi, ndr) è il compleanno di mia sorella Irene. Sono passati 3 anni in meno di quanto sto studiando fisioterapia. Magari a giorno sarà alle gare con me occupandosi dei muscoli di noi atleti. Metterò insieme la mia vittoria e il suo compleanno, e preparò una bella crostata di frutta”.

Per il ciclismo femminile italiano è un record stagionale.

“Questa è una ricca primavera di soddisfazioni. Il nostro movimento ha compiuto un miracolo globale. Ora condividiamo la leadership con gli olandesi che stanno bene per qualsiasi anno del seme in arrivo”.

Ora la aspetta la doppia avventura nelle grandi corse a tappe: se inizia con il Giro d’Italia. Obiettivi?

“Prima face al meglio la tempo e la prova in linea dei campioni italiani del 22 e 26 giugno. Poi mi sposterò in Sardegna per rifinire la preparazione en vista della partenza del Giro. No voglio focalizzarmi su un obiettivo specifico per non vivere lalusione se questo non arriva. Voglio solo arrivare in buone condizioni per giocarmi le mie carte”.

L’avversaria più temibile?

“La Longo Borghini è sempre nei pensieri di tutte. È sempre capace di inventarsi qualcosa”.

“Lo corse al fianco di Cecilie Ludwig (danese, ndr). Sarà lei la capitana della nostra Fdj Nouvelle Aquitaine”.

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