Molinari alla caccia di The Open: “Qui è speciale, servi fantasia”

Quattro anni dopo, il golfista italiano prova un’altra stampa: “So di non essere al top, ma farò del mio meglio”

Dal nostro ha invitato Matteo Dore

Dici Scozia e pensi a… Certo, ci sono i kilt e le cornamuse ei guerrieri indomabili che lottano per la libertà. E c’è il whisky ovviamente. Ma nei miti fondativi dello spirito scozzese c’è anche — forse si dovrebbe soprattutto dire — il golf. Uno sport inventato che ebbe inizio nel medioevo, il giocato da Re e da Regine, dai nobili e dai pastori. La Scozia ha circa 550 campi, che per noi è il calcio per loro è il golf, c’è sempre un posto vicino a casa dove poterlo praticare. Bene, in questo Paese c’è un italiano che è riverito e ammirato. Un guanto si indossa, come una reliquia, nel museo del golf che si trova sul tee di Buca 1 dell’Old Course, il campo più antico del mondo. Siamo a St. Andrews, dove questa mattina all’alba inizia l’edizione 150a del British Open, o semplicemente TheOpen come è più giusto chiamarlo.

quattro anni dopo

Francesco Molinari che non è uno di quelli che perché l’Open l’ha vinto. Il successo del 2018 da Carnoustie, una mezz’ora di auto da St.Andrews. Era un giorno storico, una stampa impensabile per lo sport italiano. Chicco a quell’anno ha contribuito in maniera determinante – con 5 punti in 5 partite – conquistando anche la Ryder Cup dalla rosa europea. Dopo quei mesi straordinari Molinari si è però fermato. Il Masters 2019, persona nell’ultimo raccolto, è l’ultima tappa, a causa di un laborioso trasferimento da Londra agli Stati Uniti, di una malattia feroce e prolungata da Schien e in più mettiamoci nonostante la pandemia, il vettore ha rallentato. Era il numero 5 al mondo, gli è stato assegnato il secondo posto. Oggi è il 183. Però chi in Scozia lo trattava giustamente come un mito. Lunedì ha partecipato insieme Padraig Harrington alla gara dei vincitori del passato e gli applausi non sono mancati. “Questi giorni mi sono molta molta serviti per mettere a posto un po di sew. Adoro St.Andrews, anche se mi interessa solo il tempo di questo tipo di golf, ad adattarmi sui links. La prima volta sono arrivato dall’Italia Facevo fatica. Poi con il tempo e con la pratica sono migliorato y yes, adesso sento di essere competitivo. Anche un campo fa rima con suo cui ho sempre fatto molta fatica”. L’Old Course è bello, per salvarlo da fuori sembra facile, con spazi lunghi e nessun ostacolo in evidenza. Ma poi quando se si alza il vento tutto cambia. Il mostro addormentato se sveglia e masticate le sue vittime. Molinari spiega con un sorriso: “Questi sono campi in cui l’immaginazione è molto importante. Ti spazio per interpretare i singoli colpi como preferisci, nulla è mai uguale. di tutto. La forma è un po’ meno importante rispetto ad altri posti. Questo percorso ti lascia giocare abbastanza dal tee, bisogna avere un po’ di fortuna per evitare i bunker quando si sbaglia… cercherò di far del mio meglio”.

putt polmonare

Questi ultimi mesi sono stati difficili per Chicco. È successo poche volte il taglio, il miglior risultato risale a un fine gennaio, all’America Express. I ricordi di Carnoustie, l’emozione di essere a St. Andrews, il poter giocare il golf nella sua essenza più pura potrebbe aiutalo. “Purtroppo mi lama un po’ di fiducia e così di non essere al top. Però St.Andrews è sempre un posto speciale. Il campo è in paese, c’è un’atmosfera che non si trova da nessun’altra parte. Decideranno il corto gioco ei putt: essendo i green così grossi ci troviamo con dei putt da distance che normalmente non abbiamo”.

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