non sapeva giocare a golf, ha partecipato 14 volte al più famoso torneo della Gran Bretagna – Corriere.it

ha dato Florenzo Radogna

Senza mai giocato, se scriveva nel 1976 (e girava a +49). Cambiano regole, lui per riesce a partecipare altre 14 volte sotto false nome. Diventando il peggior golfista del mondo, sposato in un libro e in un film

Millanterie entra nella leggenda di uno degli sport più raffinati ed esclusivi: il Golf. Parabole umane di personaggi al confine, fra follia e grottesco. Storia inglese Maurizio Flitcroft (1929-2007) – mani nodose, saw scavato – che un giorno si spacci per un grande giocatore e si crisse a delle gare più prestigioso circuito, il British Open Championship del 1976, e ne usc mito (al contrario). Perca da allora lo chiamarono Il più grande golfista del mondo.

primavera del 1974, Maurice un oratore della classe operaia nel suo Barrow-in-Furness (Contea di Cumbria, Inghilterra settentrionale). Un giorno finisce il turno del gruista ai cantieri navali (se costruisce sommergibili e navi da guerra) e torna a casa. Vuole sprofondare nella poltrona preferita e godersi la tv. Se ti sintonizzi sul tuo unico canale sportivo: vicino al calcio, aspetta il rugby, trova il golf. E, per certi aspetti, lo cambia. per sempre. Lui che non ha (quasi) mai tenuto una mazza in mano. Quelle immagini del World Match Play Championship – appuntamento per golfisti doc – gli affondano un chiodo nella testa: vicino per partecipare al prestigioso torneo pi del Lunedi

o.

due anni dopo corona il proprio sogno: arriva a Southport, entra negli uffici del Circolo Royal Birkdale, compila un semplice modulo e Sì, è iscritta – il regolamento lo consentirà – all’annuale edizione dell’Open Championship Inglese (il 105). Sar diventato cos bravo da qualificarsi? Praticamente non sa giocare. Ha trascorso gli ultimi due anni a vaneggiare di potercela fare. Perché se ti manca una cultura del golf, a concorrenza maturata sui manuali della biblioteca locale, pi che è un vero verde e proprio. Cementato da interminabili visioni di gare televisive, piuttosto che su 18 buche reali. Certo ha provato ad allenarsi: qualche volta è andato è una spiaggia a due passi da casa, trascinandosi dietro qualche mazza rimediata qua e l. Test e ripping. Con un po’ di fantasia (che non manca) ha venduto il suo campo di discarica. Ma il vento che spazza le sponde Lancashire gli porta via troppe palline. Gli allenamenti costano.

E siamo alla gara di quel 1976: Flitcroft gira per le fauci del Royal Birkdale Club – borsa rossa in similpelle, mezzo set di mazze per corrispondenza -: studia gli approcci, se atteggia con passo peluche e naso importante. Scrivi, millanta, se ti prepari. Poi parte: sbaglia, stecca, sparacchia, accumula enormi ritardi. In breve se si rivela per quello che: un infiltrato, un imbucato. Meno di un neofita. Il bastone andato su verticale ed tornato gi verticale… Era come se stesse cercando di ammazzare qualcuno – Jim Howard suo compagno di gioco in quel giorno – La pallina fece pochi metri e si ferm subito dopo il tee. La prova della serie di quell’edizione – l’americano Johnny Miller – ha accumulato un notevole vantaggio. In sintesi: il bluff scoperto e il neo-golfista si aggiudica il record di peggior giocatore della storia della competizione.

Con un punteggio così basso, è troppo tardi per entrare nella leggenda: 49 sopra il par 121. La Commissione organizzatrice, all’inizio sconcertata, inizia a informarsi. Emerge che il suo nome non mai comparso in nessuna gara di golf Pro. E Maurice ha ottenuto un risultato (involontario): quello di gran lunga l’obiettivo di ammissione ai concorsi internazionali Open. Un cambiamento epocale. Intanto il suo nome bandito da ogni circolo e concorso pro.

e lui? Chiss cosa gli scattato da tempo nella mente, perché insiste. Dopo la brutta figura del ’76, senza conto dell’ostracismo, ci riprova imperterrito e sotto false nome.

Una svolta se scrivi come James Beau Jolley, un’altra l’imprecisato conte Manfred von Hofmannstal; poi Gene Paycheki, Gerald Hoppy, James Beau Jolley, Arnold Palmtree… Va avanti cos per quattordici anni. Un vero incubo di The R&A, l’organo di governo mondiale del golf. Tanto che il segretario dell’epoca, come Keith MacEnzie, arrivò e presunse a calligrafo per riconoscere il millantatore – che pure si cementa in Motivo mimetico Tottruffa 62 – all’atto dell’iscrizione. Uno dei due figli fa da caddy e aiuta a sfuggire alle commissioni disciplinari dei vari tornei. Maurice non si preoccupa dello swing preciso, è interessato essere l. Fingersi arricchito, respirerò quell’aria.

Allo stesso tempo, la sua storia fa il twist del Regno Unito e del mondo. Gli si intestano gare semiironiche per amatori. Il Blythefield Country Club di Grand Rapids (nel Michigan, negli USA) crea il Maurice Gerald Flitcroft Member-Guest Tournament, a cui partecipa lui stesso (tutto spesato) dopo un volo dall’Inghilterra. Al popolo (non solo del golf) questo signore, che si rivolge per il mondo beffando tronfi burocrati dello sport, in fondo piace. Come piace quel senso d’impunità, insieme al (millantato, pure quello) candore dell’ex gruista di Barrow. Infine, al crepuscolo della vita (morto nel 2007)grazie ai giornalisti Scott Murray e Simon Farnaby hanno iniziato a scrivere la biografia (pubblicato nel 2010). sar intitolata Il fantasma dell’aperto, dove lo si definisce anche un Don Chisciotte con un ferro nove. Aggiunta. da cui libro, nel 2021 – diretto da Craig Roberts, con Mark Rylance e Sally Hawkins – stato prodotto un film omonimo. Presentazione al London Film Festival nell’ottobre scorso. Perch tutto si pu dire de Mister Flitcroft, tranne che non abbia raggiunto uno degli obiettivi: Emergerò nel golf. Non importa se vieni.

20 luglio 2022 (modificato 20 luglio 2022 | 18:01)

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