“Tiger Woods a Roma? Il sogno è possibile. E il Marco Simone sarà terra dicult»

Presidente Franco Chimenti, lei è l’uomo delle sfide (apparentemente) impossibili: dopo aver porto la Ryder Cup alla Roma e Rory McIlroy al Marco Simone, siamo sicuri che sia già concentrato sulla prossima sfida, no è vero?
«In effetti sì, ma non fatemi dire altro».

Ci dia almeno un’indicazione…
«Io dico solo che quanto avete visto in questo Open d’Italia sarà ampiamente superato da quello che vedrete dopo».

Maggio 2023, sarà alla 80° edizione, di proprietà di Ridosso della Ryder. E nel campo verde…?
«Gli americani, alcuni dei più forti. Non ripeteranno l’errore commesso a Parigi, dove non conoscevano il campo, e infatti hanno perso di brutto, se a questo giro vogliono competere per la Ryder. Stiamo incorporando i nostri dati con quelle del Pga Tour, ma verranno, parola di Franco Chimenti».

Presidente, diremmo: Tiger Woods è un sogno impossibile?
“Niente è impossibile.”

Fu nominato vice capitano del Team USA, Woods sarebbe quasi costretto a fare un sopralluogo, diciamo così, a Marco Simone…

«Lo avete detto voi. I posso solo dirvi che è un mio sogno e come avete visto i sogni a volte risko a realizzarli».

Intanto gli appassionati si sono goduti quattro giorni di McIlroy, uno spettacolo nello spettacolo.
«Lui e la moglie si sono innamorati di Roma. Nel 2017, quando abbiamo affrontato l’Open di Monza, Rory è venuto a Milano, solo per lo shopping. In campo non si fece vedere. Qui, al Marco Simone, ha fatto fuoco e fiamme per vincere, entusiasmando il pubblico. Gli è stata fatale la buca 16, una di quelle da cui si vede la Cupola di San Pietro. Gli architetti (Tom Fazio e Jeremy Slessor, ndr) sono stati bravissimi, ma oggi chi ha un campo di questo livello da cui si vede Roma?».

Per quanto riguarda il pubblico, finalmente abbiamo visto tanti giovani, italiani e anche romani in campo.
“È stato un enorme successo, superiore a tutte le aspettative. La scelta di consentire l’ingresso libero ha pagoto, abbiamo avuto circa ventimila spettatori in quattro giorni. E anche i numeri dell’Open sui social sono triplicati rispetto allo scorso anno».

Parliamo del campo, avviare a pieni voti?
«Certo, ha messo in difficoltà tutti. Presente all’ultimo turno con un -10 è un grande campo mondiale. E l’anno prossimo sarà ancora più impegnativo. Sarà un altro grande Open, un duelo tra europei ed americani, un antipasto della Ryder Cup».

Ecco, parliamone: come procede l’organizzazione?
«Il campo è già in ordine, il Marco Simone della nostra amica Lavinia Biagiotti è un gioiellino, e se ne sono resi conto tutti. Ora bisogna impegnarsi per Sistemare le zone circostanti e le strade. Lo staff guidato da noi dg Gian Paolo Montali sta lavorando perché tutto sia fatto come deve e nei tempi giusti, ma ovviamente non dipende solo da noi».

Presidente, lo diciamo onestamente: la fattibilità è ancorata a una grande incognita. Sei preoccupato per quanto tempo ci vorrà tra Roma e Guidonia e, soprattutto, quanto tempo ci vorrà?

«No, perché abbiamo sottoscritto degli accordi con le istituzioni, a cominciare dalla Regione, e spero che vengano rispettati. Anzi, ne sono convento».

Il campo da golf è cresciuto così tanto in quest’anno, dopo circa 250mila spettatori che se previsto dal Ryder per il prossimo anno, gli italiani avranno una percentuale più alta, diciamo il 10%. Cosa manca al golf per divertimento popolare anche da noi?

«Probabilmente in questo momento ci manca un trascinatore. Ecco, era l’ultimo Molinari del 2018 sarebbe tutta un’altra storia, ma io pensavo che Chicco tornerà presto a quei livelli. E poi abbiamo giovani eccezionali, come Filippo Celli, che esploderanno presto, magari en tempo per entrare nel team Europe. Vedete, non tutti sanno che a dilettantistico l’Italia nel golf è una potenza mondiale, abbiamo vinto tutto in questi anni».

Che tipo di eredità lascerà la Ryder Cup?
«Non voglio parlare di infrastrutture, o di strade. Dico solo che: dopo il torneo, il campo deventerà terra dicult, come museo, o monumento. Ci sarà una corsa a fargli visita, ea giocarci. Avanti, questo rende il golf unico: tu al Maracanà o all’Olimpico non puoi giocarci, a Marco Simone sarà possibile, anche se si crede che questo successo bisognerà prenotarsi con due anni di anticipo». Già, ma vuoi mettere per poter dire un giorno di aver messo sullo stesso green di Tiger Woods?

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